Matyas Erdely back to TDC

Award winning cinematographer Matyas Erdely, HSC to be back at TDC // Il pluripremiato direttore della fotografia Matyas Erdely ritorna a TDC

Matyas Erdely HSC awarded at The 30th Annual ASC Awards at the Hyatt Regency Century Plaza on February 14, 2016 in Los Angeles, California.

We are extremely happy to welcome back at TDC Matyas Erdely, one of the most celebrated and original European cinematographers of our times, and long established friend of TDC.  In this short exclusive interview, we cover a few topics dealing with shooting on film that we will have the pleasure to discuss with him more in details during the 2019 Edition of our CineCampus.

3 Questions to Matyas Erdely

TDC – Dear Matyas, first of all we would like to express to you once again our gratitude.  In fact In 2016 it was from you that originally came the input of shooting film at Terre di Cinema, and Kodak Motion Picture Film came onboard right after, starting with the 2017 Edition.  
How do you recall that moment?  Why did you suggested that?
ME – Having the knowledge about shooting film, developing film, printing film, understanding exposure for film, even special lab processes give you a very solid understanding and discipline for making images. Even if you never shoot film as a cinematographer having that background is hugely useful. I think for young cinematographers there is no better way for starting to learn about image making. It’s all about creating an image in your mind, relying on the tests you have done and trusting your eyes and your light meter. It’s a beautiful process and unlike some forms of digital cinematography takes a lot of pre-visualizing in your mind. Talking to people running film labs around the world I was very happy to learn that there are a lot of young people discovering the beauty of shooting film right now. There is a huge renaissance of film photography all over the world and it just shows you that every generation is hungry for this aesthetics.  As the possibility to be able to shoot on film almost went away and was saved by a handful of magnificent filmmakers it is hugely important to have a young generation of filmmakers who is also eager to keep this option alive.

TDC – In terms of aesthetics what really makes film unique and unmatchable by any other image acquisition tools?

ME – I think this is super subjective. All I can say is when you put film and digital side by side I will most likely always prefer the image shot on film. Without trying to be overly romantic about this I just feel that it looks and feels so much better. The richness of the colours, the natural way skin and skin tones are represented, the natural way over exposure works all make me love film image so much.

TDC – What does it take to be a cinematographer who predominantly, if not exclusively, shoot on film in an all digital world?  Does this choice affect your career in any ways?

ME – I’m shooting projects on digital as well but I have to say I prefer shooting film.  I tend to work with directors who share my love of film and I have to say that with my last three features it was the directors who decided to shoot film even before I could bring the topic up.

Short Bio

Born in 1976 in Budapest, Hungary, before entering the industry Matyas Erdely completed both the Hungarian University of Drama and Film in Budapest and the Master Program at the American Film Institute Conservatory in Los Angeles, California.

After graduating, Erdely debuted as a cinematographers on a number of short films, among which The Gentleman Takes his Leave (2010), directed by Lazlo Nemes and Timea Varkonyi, that won the Best Cinematographer Award at the Hungarian Film Week.  The same year, his first feature film, Tender Son: The Frankenstein Project, directed by Kornél Mundruczo, achieved the Best Cinematographer Award at the Seville European Film Festival.

Since then his feature works have been screened at festivals around the world with four films featuring in Cannes in the last couple of years: Tender Son (Main Competition), Delta,  (Main Competition), Miss Bala (Un Certain Regard) and Son of Saul, directed by Laszlo Nemes (Grand Prize of the Jury in 2015), also a winner of the 2016 Academy Award for Best Foreign Film, 2015 Independent Spirit Award and the 2016 Golden Globe, among many others.

His cinematography in Son of Saul was awarded with the Golden Camera 300 at the 2015 Manaki Brothers International Film Festival, the 2016 Spotlight Award of the American Society of Cinematographers and the Bronze Frog at the 2015 Camerimage International Film Festival.

Sunset, his second feature film collaboration with director Lazlo Nemes, wins the FIPRESCI Prize at the 2018 Venice International Film Festival.  He is currently in post-production for his new feature film The Nest, directed by Sean Durkin, starring Jude Law, Carrie Coon, and Adeel Akhtar.

Matyas Erdely is a member of the Hungarian Society of Cinematographers.

Matyas Erdely HSC, Christian Berger AAC, Vincenzo Condorelli AIC during the TDC16 Edition of the CineCampus

Siamo estremamente lieti di annunciare il ritorno di Matyas Erdely, uno dei direttori della fotografia europei più importanti ed originali di questi anni nonché un grande amico di TDC.  In queste breve intervista in esclusiva introduciamo i temi relativi al girare in pellicola che avremo successivamente modo di approfondire con lui durante la prossima edizione 2019 del nostro CineCampus.

3 Domande a Matyas Erdely

TDC – Caro Matyas, innanzitutto vorremmo ancora una volta esprimerti la nostra gratitudine.  Nel 2016 fosti proprio tu per primo a pensare di introdurre la pellicola a TDC, un’idea subito accolta da Kodak Motion Picture Film, che dal 2017 divenne Partner Tecnico ufficiale di Terre di Cinema.  Come ricordi quel momento? Perché ti venne in mente di suggerire ciò?

ME – Conoscere la pellicola, i processi di sviluppo e stampa, capirne le regole di esposizione ed anche le tecniche speciali da adottare in laboratorio garantiscono una approfondita comprensione e disciplina di cosa voglia dire creare una immagine.  Anche senza aver girato come direttore della fotografia, questo bagaglio di conoscenze finisce per risultare estremamente utile.  Credo che non ci sia modo migliore dell’utilizzare la pellicola per iniziare ad imparare questo mestiere.  Si tratta di creare una immagine innanzitutto nella propria mente, a partire dai provini e dai test fatti, e facendo affidamento soltanto sui propri occhi ed un esposimetro.    E’ un’esperienza meravigliosa che si differenzia principalmente dai sistemi di acquisizione digitale perché necessita la capacita’ di previsualizzare l’immagine nella propria testa, prima di realizzarla.  Durante i miei incontri con vari laboratori in giro per il mondo sono stato molto felice di sapere che ci sono tanti giovani cineasti che stanno riscoprendo il gusto di girare in pellicola in questi ultimi anni.  Dappertutto vediamo una notevole rinascita della fotografia in pellicola, questo vuol dire che si tratta di un mezzo adatto anche per le nuove generazioni.  Se consideriamo che il rischio della scomparsa della pellicola e’ stato sventato principalmente da un pugno di fantastici cineasti che si sono impegnati fortemente per tenerla in vita e’ davvero importante che questa `preziosa eredita’ sia trasmessa alle nuove generazioni.

TDC – Da un punto di vista estetico cosa rende davvero unica la pellicola differenziandola da qualsiasi altro supporto di acquisizione per immagini?

ME – Credo che si tratti di una questione del tutto soggettiva.  Per quanto mi riguarda posso soltanto dire che in termini di comparazione tra una immagine in pellicola ed una immagine digitale quasi sempre io tendo a preferire la prima.  Evitando di risultare troppo romantico su questo tema direi solamente che l’immagine in pellicola rende meglio.  La ricchezza dei colori, la naturalezza della pelle e dell’incarnato, l’organicità di come viene resa l’esposizione della luce sono tutte caratteristiche uniche della pellicola che me la fanno amare.   

TDC – Cosa comporta essere oggi un direttore della fotografia che gira principalmente, se non esclusivamente, in pellicola in un mondo tutto digitale? Si tratta di una scelta che influisce sulla tua carriera?

ME – Io giro anche in digitale, ma devo dire che preferisco girare in pellicola.  E tendo a scegliere di lavorare con registi che condividono questo mio amore per la pellicola, infatti devo dire i registi degli ultimi tre lungometraggi avevano gia’  deciso di girare in pellicola ancor prima che glielo proponessi io.

Biografia breve

Nato a Budapest, Ungheria, nel 1976, il curriculum accademico di Matyas Erdely include un diploma alla Hungarian University of Drama and Film di Budapest ed il Master dell’American Film Institute Conservatory a Los Angeles, California.

Il debutto di Erdely come direttore della fotografia avviene in una serie di cortometraggi, tra cui The Gentleman Takes his Leave (2010) – regia di Lazlo Nemes e Timea Varkonyi – che gli è valso il premio per la miglior fotografia all’Hungarian Film Week.  Nello stesso anno, il suo primo lungometraggio, Tender Son: The Frankenstein Project, diretto da Kornél Mundruczo, si è aggiudicatoil premio per la miglior fotografia al Seville European Film Festival.

Da quel momento in poi, i suoi lavori hanno partecipato ai più prestigiosi festival di tutto il mondo, e quattro di essi sono stati selezionati a Cannes negli ultimi anni: Tender Son (Competizione Ufficiale), Delta,  (Competizione Ufficiale), Miss Bala (Un Certain Regard)  Son of Saul (Il Figlio di Saul), diretto da Laszlo Nemes, premiato con il Gran Premio della Giuria nel 2015, e vincitore, tra gli altri,  dell’Oscar 2016 per Miglior Fim Straniero, dell’Independent Spirit Award (2015) e del Golden Globe (2016).

La fotografia di Figlio di Saul è stata premiata con il Golden Camera 300 al  2015 Manaki Brothers International Film Festival, lo Spotlight Award of the American Society of Cinematographers (2016) ed il Bronze Frog al Camerimage International Film Festival (2015).

Nel 2018 Tramonto, il secondo lungometraggio diretto da Lazlo Nemes di cui Erdely firma nuovamente la fotografia, e’ in concorso a Venezia nel 2018 conseguendo il Premio FIPRESCI.  Al momento e’ impegnato con la post-produzione di The Nest, il suo piu’ recente lungometraggio, diretto da Sean Durkin, ed interpretato da Jude Law, Carrie Coon, Adeel Akhtar.

Matyas Erdely è un membro di HSC, l’Associazione Ungherese degli Autori della Fotografia Cinematografica.

Matyas Erdely HSC on the set of Sunset

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