FOCUS ON ISRAEL // THE GARDEN OF EDEN – la recensione // the review

GARDEN EDEN

Il regista israeliano Ran Tal confeziona un’opera poetica che documenta le complesse dinamiche sociali del suo paese.

Raccontando un anno al Gan Hashlosha, meglio conosciuto come Sakhne, uno dei più grandi e importanti parchi artificiali d’Israele, Ran Tal mette insieme una colorita varietà di storie che, scandite dalle quattro stagioni, convergono verso la mostra delle illusioni e disillusioni, conflitti e contraddizioni che attraversano profonde il popolo della Terra Promessa.

Un giardino paradisiaco, qual è Sakhne, è l’elemento fisico con il quale il regista regala al pubblico la sua visione dell’Israele contemporaneo, portando in macchina storie vissute dalle diverse generazioni che si sono susseguite fin dalla sua fondazione. Uno sfondo reale e al contempo artificiale, realizzato sull’immagine illusoria di un punto di arrivo, un futuro nel quale ci si può, ormai, rilassare.

A questo si aggiunge la formidabile fotografia di Daniel Kedem che, con grande abilità, riesce a riflettere quella distanza che si viene sempre a creare tra l’utopia di ciò che vogliamo e la crudezza di ciò che rimane.

“The Garden of Eden” (2012) è un intreccio ben costruito di realtà e finzioni che, nel puntare l’occhio al cuore d’Israele, lascia aperto uno spazio per riflettere sulla costituzione di ogni identità.

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The Israeli director Ran Tal packs a poetic work that documents the complex social dynamics of his country.

Telling a year at Gan Hashlosha, better known as Sakhne, one of the largest and most important man-made parks in Israel, Ran Tal puts together a colorful variety of stories, marked by the four seasons, that converge all towards the exhibition of illusions and disappointments, conflicts and contradictions that run through the people of the Promised Land.

A paradise garden, as Sakhne, is the physical element with which the director gives the audience his vision of contemporary Israel, displaying stories experienced by different generations that have followed since its founding. A background real and artificial at the same time, made illusory image of a point of arrival, a future in which we can, now, relax.

Added to this is the formidable photography made by Daniel Kedem who, with great skill, is able to reflect that distance that is always created between the utopia of what we want and the rawness of what remains.

“The Garden of Eden” (2012) is a well-constructed web of reality and fictions that, in aiming the eye to the heart of Israel, leaves open a space to reflect on the building of each identity.

Matteo Raimondi

trailer

http://www.youtube.com/watch?v=14_44JF2wwg

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