INTERVISTA A FLORENT HERRY (SBC)

INTERVISTA A FLORENT HERRY

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Proponiamo una serie di interviste per conoscere meglio gli ospiti della rassegna principale che incontreremo tra una settimana a Terre di Cinema. Sono domande che ci rivelano aspetti importanti del approccio di ciascuno di essi al cinema ed al ruolo del direttore della fotografia.

Iniziamo con Florent Herry, socio di SBC, l’associazione belga degli autori della fotografia, in concorso con JIN per il New Cinematographers Award.

La masterclass si terrà gioved’ 5 settembre alle ore 18:00.

Florent quando hai deciso di diventare un direttore della fotografia?

E’ sempre difficile dare una risposta netta a questo tipo di domanda. Diciamo che dopo aver studiato matematica, mi resi conto che non avrei voluto insegnarla per il resto della mia vita. Presi la decisione di scegliere qualcosa di diverso, qualcosa che mi piacesse davvero, e a quell’epoca il cinema era il modo migliore per scappare da Parigi senza doversi muovere. All’epoca mi interessava soprattutto la musica e la sua funzione narrativa nei film. Iniziai a cercare una scuola di cinema e scoprì che ce n’erano di ottime in Belgio. Andai lì, e non posso certo rimpiangere questa scelta. Presi una decisione molto importante scegliendo di seguire gli studi sull’immagine piuttosto che quelli sul suono, anche perché non ne potevo più di grafici sinusoidi ed all’inizio degli anni 80 in effetti la dimensione elettronica diveniva sempre più prominente nello studio della musica. Inoltre mi sembrava che il lavoro sulle immagini fosse più corrispondente a quello che davvero volevo fare, cioé raccontare storie.

Ci racconti i tuoi inizi come direttore della fotografia?

Ho seguito un percorso tipico. Dopo aver iniziato come assistente operatore soprattutto nell’ambito delle pubblicità, iniziai a firmare cortometraggi e documentari come direttore della fotografia. Dopo di che ho girato tanta pubblicità in Belgio ed in giro per il mondo. Mentre giravo uno spot in Turchia, ho incontrato un grande regista. Diventammo amici e da quel momento iniziò la nostra collaborazione che dura ancora dopo 17 anni. Magia del caso.

Qual è la cosa che ti piace di più del mestiere di direttore della fotografia?

La cosa più interessante è la creazione del film dal nulla, avendo come unica traccia le pagine della sceneggiatura. Potrebbe sembrare un pensiero banale, ma credo davvero che partecipare a questo processo creativo immergendomi nella mente del regista, o nella storia stessa, e cercando di essere il più vicino possibile alle sue aspettative sia la parte migliore di questo mestiere. Alla base, devi riuscire ad adattare te stesso a qualcun altro. E proprio grazie a questo sforzo, tu scopri un altro mondo, qualcosa che ti da sempre una grande soddisfazione. Mi piace molto anche il fatto di essere il primo a vedere il film. Ciascun film è un avventura che si compie, e ti lascia dentro una traccia indelebile.

Qual è stato il momento più duro nella tua carriera fino ad oggi?

Ne ho passati molti, troppi da raccontare tutti. Qualche esempio: esser preso a morsi da una scimmia in una giungla, evitare massi grossi come pianoforti lanciati da un vulcano in eruzione, stare ad aspettare in un lago pieno di coccodrilli, perdermi in una montagna a causa della nebbia, riprendere macchine che correvano ad altissima velocità sul bordo della Senna, chiedere alla produzione di ingaggiare qualcuno per controllare che il set non prendesse a fuoco perché stavo impiegando troppo carico di elettricità…devo dire che amo questo lavoro!

Qual è secondo te l’aspetto più difficile del ruolo del direttore della fotografia?

Per me il compito più critico è quello di saper mantenere un gruppo unito. Quando sei agli esordi come direttore della fotografia non sei ancora preparato per essere il leader di un intero reparto. Far remare tutti nella stessa direzione a volte è molto difficile. E’ sempre una specie di sorpresa quando tutto fila liscio, senza intoppi da questo punto di vista.

Qual è la tua opinione a proposito di un festival espressamente dedicato all’arte ed alla tecnica della fotografia cinematografica?

E’ sempre una buona iniziativa. Quando ero giovane, studente di scuola di cinema, venni in Italia per partecipare alle Giornate Internazionali dell’Aquila (il primo festival sulla fotografia cinematografica mai realizzato al mondo, ndr): tutti gli autori ed i tecnici dei miei sogni erano presenti: Vittorio Storaro, Sven Nykvist, Ernesto Novelli etc. Non dimenticherò mai che tutti loro partecipavano a quel festival con il puro scopo di condividere con altri la passione per questo lavoro. E’ stata una grande esperienza ed un grande esempio.

FLORENT HERRY

sarà presente a Terre di Cinema 2013 con:

MASTERCLASS: 05/09/2013 h 18:30

SCREENINGJIN  05/09/2013 h 21:30

tutti gli eventi avranno luogo nel Convento monumentale agostiniano di Forza d’Agrò.

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