GAS STATION AWARDED AT VENICE FILM FESTIVAL

Gas Station, a short film written and directed by Olga Torrico at the TDC18 CineCampus, awarded at the 77th Venice International Film Festival // Gas Station, il corto diretto da Olga Torrico al CineCampus di TDC18, premiato alla 77ma Mostra dell’Arte Cinematografica di Venezia

Siamo molto lieti di presentarvi una intervista con  Olga Torrico, regista e sceneggiatrice del corto GAS STATION, girato durante l’Extended CineCampus di TDC18, con la fotografia di Eleonora Contessi, operatore alla macchina Davide Mardegan.  Olga Torrico si era aggiudicata una delle dieci borse di studio assegnate durante l’edizione 2018 del CineCampus, grazie al sostegno del Programma SIAE SILLUMINA 2017.  Nel 2020 GAS STATION e’ stato selezionato nell’ambito della rassegna SIC@SIC della 35ma Settimana Internazionale della Critica alla 77ma Mostra Internazionale dell’Arte Cinematografica di Venezia e premiato con il Premio per il Miglior Contributo Tecnico.

We are extremely pleased to present you an interview with Olga Torrico, writer and director of GAS STATION, a short film shot during the TDC18 Extended CineCampus, cinematography by Eleonora Contessi and Davide Mardegan as Camera Operator.  Olga Torrico was granted one of the ten scholarship available on that edition thanks to the support of the Programme SIAE SILLUMINA 2017.  In 2020 GAS STATION was selected by the SIC@SIC section of the 35th International Critics Week of the 77th Venice International Film Festival and got awarded with the Best Technical Achievement Award.

Cara Olga, innanzitutto complimenti per la partecipazione di Gas Station alla Settimana Internazionale della Critica della 77ma Mostra dell’Arte Cinematografica di Venezia, ci racconti il tuo background precedente alla partecipazione all’Extended CineCampus di TDC18 e come sei entrata a conoscenza del nostro Bando di concorso?

Durante gli studi universitari in Cinema, Televisione e Produzione Multimediale a Bologna, nel 2014 mi sono avvicinata al mondo del cortometraggio, un formato che amo moltissimo, entrando a far parte del team di Elenfant Distribution, una casa di distribuzione di cortometraggi gestita da Adam Selo. Ho mosso così i primi passi sul set di alcuni cortometraggi all’interno dell’Associazione culturale Elenfant, mi trovavo in un ambiente davvero stimolante dal punto di vista creativo. Nel 2016 io e Adam abbiamo fondato una società di produzione, Sayonara Film, con cui produciamo documentari e cortometraggi. E’ un lavoro intenso, quotidiano in cui crescere giorno dopo giorno, trovandoci sempre di fronte a nuove sfide e difficoltà da affrontare, sia dal punto di vista tecnico che creativo. Questo è lo spazio in cui mi muovevo prima di mandare la mia application all’Extended CineCampus TDC18, e quello di Sayonara Film è un progetto a cui lavoro ancora oggi. Pochissimi giorni prima della scadenza, un mio collega mi inviò il link del bando Extended CineCampus. Mi sembrava un’occasione splendida: girare in pellicola, in Sicilia, lavorare al tuo piccolo film, ed essere parte attiva anche sul set di altri cortometraggi. Così decisi di provare a partecipare. Scrissi un soggetto di getto, e inviai la mia candidatura all’ultimo secondo. 

Dear Olga, congratulations again for the selection of your short Gas Station at the 77th Venice International Film Festival – International Critics Week. Can you tell us something about your background at the time of your participation to the TDC18 Extended CineCampus? And how did you get to know about our Programme?

In 2014, while studying Cinema, TV and Multimedia production at the University of Bologna, I joined the team at Elenfant Distribution, a short film distribution company directed by Adam Selo, and I start gaining experience on several short film shoots, a format I particularly love. Those were my first steps into a very stimulating environment, provided by the Elenfant Cultural Association, from a creative point of view. In 2016 me and Adam created Sayonara Film, a production company specialised in short films and documentaries. Since then my involvement in Sayonara Film has required a very intensive work, facing new challenges on a daily basis, both from a creative and technical point of view. This was my situation at the time I applied for the Extended CineCampus of TDC in 2018, and it still is my main activity. A few days before the deadline, a colleague forwarded to me the link to the Extended CineCampus Call for Entries. It seemed to me like splendid chance: shooting my own short film in Sicily and also getting involved in the shooting of other short films! I wrote a script in one go and sent my application at the last minute.

Com’e’ nato il soggetto di Gas Station? Puoi dirci qualcosa a proposito del processo che ti ha portato dalla prima idea alla stesura della sceneggiatura definitiva che hai girato in Sicilia durante le giornate del CineCampus?

Come sai, le storie da proporre in fase di application al Cinecampus dovevano contemplare un’unica location nei pressi di Catania, una storia dallo svolgimento molto breve, con al massimo due personaggi principali. Non so perché, ma quando mi misi a scrivere, immaginando il sole estivo siciliano, visualizzai immediatamente una pompa di benzina, arroccata lungo una strada di provincia, con le cicale che cantavano, i volti delle persone arrostiti dal sole, l’Etna che disegnava l’orizzonte. Da quell’atmosfera ha preso forma il soggetto di Gas Station. Avevo voglia di raccontare un personaggio bloccato in se stesso, la cui emozione prevalente, nascosta sotto una più dura corazza esterna, fosse la paura. Così ho sviluppato il corto sempre di più come una storia di scoperta e riscoperta di sé stessi e della propria libertà, di riconnessione alla propria linfa vitale, e al bisogno di esprimersi. Durante le sessioni webinar dell’Extended CineCampus Ho scritto cinque stesure di una breve sceneggiatura, che è diventata però anche materiale plastico nelle mani degli attori. Ho lavorato con Gabriele Zapparata e Claudio Collovà, entrambi hanno supportato il corto con grande professionalità e passione, influenzando creativamente la sceneggiatura stessa.

How did the story of Gas Station come to light? Can you tell us anything about the process going from the very first draft to the final version that was shot in Sicily during the CineCampus days?

As you know, That Call of Entry required the submission of a short script, based on maximum 2 main character and only one location in the town of Catania and its surroundings. I cannot really say why but when I sat at the desktop and started to write my script, having in mind the hot Sicilian sun, the first image that came to me was that of a gas station, alongside a country road, populated by sunburnt faces, with the mount Etna in the background and the sound of cicadas vibrating in the air. The plot came out of that vision and mood: at the core I wanted to tell a character who’s stuck in herself, whose interior world is dominated by the sense of fear, deep under a hard shell by which she protects herself from the others. The story focuses on the protagonist’s journey of rediscovering and reconnecting with her true self because of the ultimate need of expressing her feelings. During the CineCampus webinar sessions I wrote and revised five drafts of the script that was also open to the contribution coming from the main cast. I enjoyed working with actors Gabriele Zapparata and Cladio Collovà, both of them have supported my efforts with great passion and professionalism, creatively contributing to the fine tuning of the script.

Puoi parlarci della tua esperienza di regia all’Extended CineCampus 2018? Quali sono state le maggiori difficolta’? Come credi che possa aver giovato alla tua crescita professionale in ambito di regia e di sceneggiatura? 

L’Extended CineCampus 2018 è stata un’esperienza incredibile. Oltre al periodo di preparazione, durante il quale abbiamo partecipato a delle masterclass online, il vivo del CineCampus è stato il periodo trascorso a Catania. Il lavoro con il tutor di regia Lorenzo De Amico de Carvalho è stato particolarmente interessante. Lorenzo ci aiutava a mettere a fuoco la nostra idea, e allo stesso tempo ci insegnava a distruggere le nostre certezze apparenti. Ci motivava moltissimo, mettendo grande passione nel suo ruolo, credendo sinceramente nel fatto che potessimo fare qualcosa di buono, e che quella fosse un’esperienza che ci avrebbe lasciato qualcosa. Sono molto grata di aver avuto questa opportunità, grazie alla quale ho potuto dedicare tempo e spazio al mio progetto. Ma non è stato semplice, gli ostacoli erano tantissimi, innanzitutto dal punto di vista produttivo e logistico. L’ostacolo principale era il fattore tempo. Avevamo soltanto 12 ore, spostamenti e allestimento del set inclusi, per girare il corto. Ho dovuto ridurre il mio piano di regia all’osso, per cui ero molto spaventata e preoccupata di non riuscire a costruire la mia storia. Buttandoti a capofitto nella realizzazione del corto, devi per forza imparare velocemente quello che non sai, devi agire, fare delle scelte. Io ero alla mia primissima regia e il CineCampus è stata un’avventura e un’occasione di grande crescita. Ho fatto tanti errori, delle valutazioni sbagliate, ma credo che dagli errori si possa poi imparare moltissimo. La sfida è stata rendere i limiti – o meglio le regole del gioco – parte integrante del linguaggio del corto, delle occasioni per trovare delle soluzioni creative impreviste.

How was the experience of directing at the Extended CineCampus 2018? What were the greatest challenges? In which way has such experience helped your professional growth in the film directing and screenwriting domains?

TDC18 Extended CineCampus has been an incredible experience. Apart from the preparation sessions, during which we attended a series of online masterclass dealing with screenwriting and preproduction, the core of the overall experience were the days we spent in Catania. The work with the Directing department supervisor Lorenzo d’Amico de Carvalho has been particularly remarkable. Lorenzo would consistently support us to shape our ideas and visions while, at once, dashing our old beliefs and preconceptions. He strongly motivated us, trasmitting to us his belief that we could do something good with each of our short films and benefit a lot from that experience. Looking back at those days, I am extremely grateful that I had such an opportunity and I was in the condition to dedicate time and space to my project. But it has not been easy, there have been many challenges to face, starting with the logistics and the management of production resources. Time was the biggest challenge: we only had 12 hours for the shooting of each short film, that would include transports and the set dressing. I had to work a lot on my shotlist in order to reduce it to the essential, that scared me a lot as I was worried it would not work out for my story. Being literally thrown headlong in the shooting of a short film forces you to quickly learn what you do not know: you must act, you must make choices that matter. Being my very first time as a director, the CineCampus has been been a great adventure and chance for professional growth. I am aware that I made many mistakes and wrong calls, but retrospectively I realised that you can learn so much from your own mistakes. The CineCampus main challenge is that you must make the most out of its limitations – or I better say: the rules of the game – in order to think and assess them creatively and find out solutions that you had not considered before.

Puoi dirci qualcosa piu’ specificamente a proposito del tuo rapporto con il direttore della fotografia e l’operatore alla macchina del cortometraggio che hai girato a TDC18? Hai lavorato anche su altri set durante quelle giornate?  In quali ruoli?

Ho lavorato fianco a fianco con Eleonora Contessi, la DOP di Gas Station, che allora aveva appena concluso il suo secondo anno al CSC di Roma. Durante il pitch iniziale del CineCampus, Eleonora è venuta a parlarmi e mi ha colpito da subito per la sua sensibilità. Parlavamo la stessa lingua e anche i nostri riferimenti cinematografici erano gli stessi. Abbiamo quindi deciso di lavorare insieme, è stata una scelta naturale e istintiva per entrambe. Sedute davanti a tantissime granite, e poi in esplorazione sotto il sole cocente della pompa di benzina, abbiamo ragionato in modo preciso sulla fotografia di Gas Station. Abbiamo ricercato essenzialità e realismo, contemplando uno stile anche poco preciso, come se la macchina da presa potesse respirare con la protagonista e con le sue imprevedibili possibilità di movimento. Nel corto ci sono pochi riferimenti spaziali, tanto che alla fine ci ritroviamo quasi in un luogo staccato dalla realtà, nel quale lo spettatore può sentirsi disorientato. La scelta di utilizzare principalmente la camera a mano ci dava la possibilità di conservare una certa spontaneità, che volevamo restasse viva e tangibile nel linguaggio del corto, e che ci permetteva di essere più veloci, muovendoci fluidamente con i personaggi. Il supporto dell’operatore Davide Mardegan è stato davvero prezioso. Davide aveva più esperienza, oltre ad essere un bravissimo fotografo e regista, e diciamo che aveva anche una struttura fisica più prestante della nostra. Non è affatto semplice maneggiare una macchina in pellicola a spalla, rispettando comunque un certo tipo di scelte compositive, sotto il sole cocente. Tutto il reparto di fotografia è stato una certezza per me e per Eleonora, e i ragazzi del CSC, tra cui l’Assistente Operatore Lorenzo Scudiero, sono stati di grande supporto tecnico e umano. Per quanto riguarda gli altri set, ho lavorato come aiuto regia di Claudio Casale in un corto girato all’interno del negozio di antiquariato Novecento. Infine, sul cortometraggio di Giovanni Basso Il Grande Presidente, siccome mancava il fonico per via di un imprevisto, chiesero a me e a Claudio Casale di sostituirlo. Si tratta di un ruolo complesso e importantissimo, noi abbiamo fatto quello che potevamo con molta dedizione, ma mi viene da dire col sorriso sulle labbra che improvvisarsi tecnici del suono non è affatto una buona idea!

What about your relationship with the cinematographer and the camera operators who worked with you at TDC18? Have you also joined any other shoot besides Gas Station? Which roles did you cover?

I worked side by side with Eleonora Contessi, the cinematographer of Gas Station, who at the time was a second year student at Centro Sperimentale di Cinematografia, Italy’s national film school. During the opening pitch at the CineCampus, at the beginning of the CineCampus, she came directly to me and immediately struck my attention because of her sensitivity. Film wise we did speak the same language, having the same references in mind. So we decided to team up: it was a very natural and instinctual choice for both of us. Sitting down in front an infinity number of granitas (Sicilian ice cream) and then during location recce we precisely pinned down the cinematography for Gas Station. We were looking for an essential and realistic style, slightly off, as if the camera would synch with the excitedly breathing and the scattered movements of the protagonist. The geography of the place in the short film is willingly uncertain, we did not establish many reference points, it is almost suspended .from reality to the point that the viewer could get lost into it. We opted for handheld with the intention of attaining more spontaneity and, at once, moving fluidly with the characters. In this respect Camera operator Davide Mardegan’s contribution was very precious. Besides being a very good photographer and director himself, Davide had more shooting experience than us, and I also must admit his physical prowess made him more fitting than us at handheld: operating a 35mm film camera handheld, under a hot, burning sun, and being able to achieve elaborated composition and movements definitely is not an easy task! The entire Camera department has been, throughout the shooting, a certainty for me and Eleonora, those coming from Centro Sperimentale di Cinematografia – I’d like to mention 1st AC Lorenzo Scudiero – gave us an immense support: great persons and great technicians. Regarding the roles I covered on the other shoots, I was the Assistant Director on the short film written and directed by Claudio Casale that was shot in an Antique shop, called Novecento, in Catania. On Il Grande Presidente, the short film written and directed by Giovanni Basso, me and Claudio were asked to replace the sound recordist who could not make it on that day due to a last minute unexpected event. We both tried really hard but I can now say, as I smile thinking back at that experience, it is not a good idea to improvise as a substitute for such a role!

Puoi dirci qualcosa specificamente relativa all’esperienza di girare il tuo primo corto da regista/sceneggiatrice, ma anche attrice protagonista, in pellicola 35mm?

Girare in pellicola è stato complesso e semplice insieme, qualcosa di alchemico e magico. E la mia inesperienza ha reso il tutto ancora più misterioso e avvolto di meraviglia. L’ansia di terminare la pellicola che avevamo a disposizione era tantissima. Avevamo circa 20 minuti di pellicola in totale, ciò significava che non potevamo fare tanti take, e che dovevamo sperare di girare all’insegna di un “buona la prima” per sentirci tranquilli durante le riprese. Girare in pellicola ti impone un certo rigore, la necessità di essere asciutti, di lavorare bene sull’edizione – ed Emanuele Milasi – un altro borsista dell’Extended CineCampus 2018 – ha fatto un ottimo lavoro cronometrando ogni ciak. Ad ogni modo non avevamo molto margine per sbagliare, e assolutamente non avevamo margine per portarci a casa delle alternative.

Era la prima volta che lavoravo con la pellicola, e ho notato che durante l’azione c’è un’aria quasi sacra sul set, di grande rispetto e di grande emozione per quel supporto sul quale si sta incidendo il lavoro di tante persone. Avendo lavorato anche come attrice in Gas Station, non essendo attrice professionista e non avendo modo di riguardare il girato sul momento per aggiustare eventualmente il tiro, a tratti mi sentivo nelle sabbie mobili. Ma poi mi sono un po’ fidata di quello che stavo facendo, ho lavorato e basta e mi sono goduta l’esperienza, con tutte le difficoltà del caso. Volevo che le immagini del mio film portassero la matericità della pellicola, e con Eleonora abbiamo lavorato insieme a Mirko Ciabatti, il colorist, ispirandoci ai colori caldi e saturi di film come Jamon, Jamon di Bigas Luna o Paris Texas di Wim Wenders, per raccontare l’atmosfera estiva di un luogo che resta comunque un contesto poco esplorato all’interno del cortometraggio.

What can you say more specifically about the experience of shooting on 35mm film stock your first short film as writer/director, and also main lead?

Shooting on film has been very complex and simple at once, it’s some kind of magic, an alchemical process unfolding in front of your eyes. My complete inexperience made it all more mysterious and wrapped into amazement. There was great anxiety of ending the stock available to us before we could complete the shoot. We had around 20 minutes of footage, in this scenario getting good first takes was a top priority. Shooting on film requires a greater discipline, you must be precise and rely on solid script supervising – Emanuele Milasi, another participant of the directing department at TDC18, made a great job timing each take. In any case, we did not have a big error margin nor the time for fiddling around. It was my very first time and I was impressed by this sort of sacrality on set when the film is rolling, you can feel in the air so much respect and emotion for that support through which the hard work of many people is being captured. Since I also was the lead actor on this short film – again it was my first time! – not having the chance of playing back the takes and possibly tweak my acting accordingly, at times I felt like sinking into quicksand. I overcame such feeling by trusting my guts feeling and focusing completely on my tasks, by doing so I managed to fully enjoy the whole experience, including the most difficult side of it. As for the finalisation of the look, I wanted Gas Station to enhance the proper film texture on which it had been shot on: at the grading with Eleonora and Mirko Ciabatti, the Colorist, our main references where the warm and saturated colours of movies such as Jamon, Jamon by Bigas Luna or Paris,Texas, by Wim Wenders. The main goal was achieving a pervasive summer mood coming out from a location that eventually remains partly unexplored in the short film.  

Quali sono i ricordi che serbi con maggiore piacere di questa esperienza?

Il CineCampus è stata un’esperienza che innanzitutto umanamente mi ha arricchito moltissimo. Ho molto affetto nei confronti delle persone che ho conosciuto a Catania, abbiamo vissuto quei giorni in modo così spontaneo, a contatto con noi stessi e con la bellissima e vivissima città che ci circondava, imparando non solo dai momenti di approfondimento dedicati, ma anche dal confronto tra di noi, aiutandoci, scambiandoci idee e conoscenze. Ci siamo anche tanto divertiti, vivendo un po’ alla giornata i momenti liberi, condividendo spazi quotidiani e momenti di convivialità. Infine l’emozione e il senso di complicità provati sul set in quel contesto, vissuto con persone speciali che si sono messe in gioco e hanno dato qualcosa di se stesse, mosse dalla tua stessa passione, è un ricordo che conserverò sempre.

What are your best memories of TDC?

Being part of the TDC18 Extended CineCampus has been an experience that, most of all, has enormously enriched me from a human point of view. I have great affection for the persons I have got to know in Catania, we lived those days in such a spontaneous way, greatly in touch with ourselves and the very beautiful and lively town surrounding us, learning so much from the CineCampus lessons and activities but also from a mutual and continuous exchange of ideas and different knowledges, supporting each others throughout the Programme. We also had a lot of fun, living in the moment in between the CineCampus activities, sharing fun and interesting times with the other participants on a daily basis. Most of all, I will always treasure the memory of the emotion felt by being on set in that context and sharing my efforts with special persons who gave everything they had, moved by the same passion, and the bond we established because of that.

Puoi descriverci la fase successiva alla riprese siciliane per quanto riguarda montaggio e postproduzione?

Quando abbiamo ricevuto il telecinema è stato complesso per me iniziare il montaggio. C’ero io in scena e ho dovuto maturare una certa distanza nei confronti di quelle immagini per lavorare con la testa lucida. Sentivo la fretta e la paura che avevo provato come regista durante le riprese impresse anche nel volto di Alice e nel materiale del film. Volevo trovare maggiore respiro nel corto, e da qui è partita l’intuizione di utilizzare l’archivio. Sono tornata a casa mia, a Caserta, e ho cercato dappertutto le vecchie VHS in cui c’erano i filmini della mia famiglia. E così mi sono immersa nelle immagini del mio passato, attingendo alla mia storia per immaginare il passato di Alice, a cui avevo dato il mio volto. Il passato è diventato la chiave per raccontare il presente della protagonista. E’ stato un processo lungo e molto stimolante, nel quale volevo sperimentare liberamente, sfuggendo ai limiti pratici che avevo vissuto sul set. Grazie al supporto di Sayonara Film e di Adam Selo che credeva fortemente nel cortometraggio, ho lavorato con Corrado Iuvara al montaggio, e insieme abbiamo pian piano costruito il film, utilizzando sia il mio archivio personale, sia delle immagini di archivio più archetipiche. La post-produzione audio con Riccardo Rossi è stata in prima battuta molto complessa a livello tecnico, in quanto una parte dei materiali audio che avevamo era di fatto completamente compromessa. Risolte quelle difficoltà, ci siamo lasciati andare a livello creativo, abbiamo stratificato i suoni affinché il corto anche a livello sonoro imitasse il “comportamento” dei ricordi, e fosse sensoriale ed evocativo, mantenendo una cifra lo-fi. Infine ho lavorato alla colonna sonora originale con il musicista e compositore Giordano Corapi, e anche quella è stata una fase davvero bellissima. 

What about the editing and postproduction taking place after the shoot at the CineCampus?

When we received the film scans it had been hard for me to start the editing. Being the lead actor, I needed to grow some distance from those images so that I could work on the edit in the proper way. In the same face of Alice, the protagonist, I could revive the fear and anxieties I went through as a director. I also wanted to give a wider scope to the story arch in the film, from this creative need it came the idea of recurring to my family archive. I went back to my hometown, Caserta, and started sorting out old VHS tapes upon which faily life had been recorded. It was a full immersion into the images of my past, out of which the same past of the film protagonist would be shaped. My past became the tool to tell her present time. It has been a very long and stimulating process, during which I could be able to experiment to the greatest extent, going away from the practical limitations I had experienced on the shoot. Thanks to the support of Sayonara Film and Adam Selo, who strongly had believed in this project, I worked together with the editor Corrada Iuvara recurring both to my personal archive and to more archetypical archive footage. The work with Riccardo Rossi, the Sound Designer, was very elaborated and complex from a technical point of view so that we could do the best use possible of the synch sound. As we solved some technical issues, we creatively aimed at a very sensorial and evocative style of sound design, as if we were imitating the same process of remembering something, while keeping it low-fi. The original score was composed by Giordano Corapi, working with him has been a very beautiful experience as well.

Puoi dirci qualcosa sull’esperienza a Venezia, il premio ricevuto ed i tuoi progetti futuri? 

Sono grata a Giona Nazzaro e alla squadra della SIC per aver selezionato il mio corto e avermi regalato la grande emozione di proiettarlo su uno schermo così importante all’interno della Mostra. La selezione alla SIC@SIC stata motivo di grande gioia per me, ero davvero emozionatissima quando ho ricevuto la notizia. Il programma presentava sette cortometraggi italiani, ciascuno dei quali era associato a un lungometraggio. Il mio precedeva un film che ho amato molto, Pohani Dorogy della regista ucraina Natalya Vorozhbit. Gas Station ha vinto il Premio al Miglior Contributo Tecnico, assegnato per l’uso dell’archivio fatto all’interno del corto. Oggi il corto è distribuito dai mitici di Elenfant Distribution e la sua vita nei festival sta andando molto bene, sono contenta. Per quanto riguarda i progetti a venire, al momento sto sviluppando dei documentari con Sayonara Film come produttrice e vorrei realizzare un nuovo cortometraggio al quale sto lavorando.

In the end Gas Station made it to the Venice Film Festival and also got a prestigious award. Congratulations again for that. What about your future projects?

I am grateful to Giona Nazzaro and his team who selected my short and gave me the emotion of screening it in such a prominent scenario. It has been such a joy, when I got the news I was really superexcited. The programme included the screening of seven Italian short films, each of them was associated to a feature film. Gas Station was associated to a movie I greatly loved: Pohani Dorogy, by the Ukranian director Natalya Vorozhbit. Gas Station got the Best Technical Achievement Award, due to the usage of the selected archive footage. It is currently being distributed by Elenfant Distribution and it’s doing quite well in the festivals network, I’m satisfied. As for my future projects, I am developing several documentary projects with Sayonara Films and I’m woking at the next short film.

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